TitoloLa mia sera
Numero
Autore del testo Giovanni Pascoli
Traduttore
Luogo e data di composizioneNapoli, febbraio 1919
Indicazioni supplementari
Dedica
LinguaItaliano
Organicovoce; pianoforte
Chiave della linea vocaleSol
Tonalità incipitMi M
Ritmo incipit6/4
Tempo o indicazione agogica incipitAndante mosso
Numero battute96
Limite graveDo3
Limite acutoLa4
Estensione complessiva13ma
Fonte manoscritta autografo (luogo, anno, collocazione)Napoli, 1919, I-CATm
Edizione (Editore, luogo, anno)Ricordi, Milano, 1920
Testo integraleIl giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampil! che scoppi!
che pace, la sera!
 
Si devono aprire le stelle
nel cielo si tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
 
È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
i cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
 
Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, si piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io…e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don…Don…E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre…poi nulla.
sul far della sera.
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