| Testo integrale | Campane, campanine, campanelle che tutte le mattine mi svegliate alle ore oscure e non sbagliate che no neppure di un minuto. Ma sonate, ma sonate. Con quel garrulo saluto cos’è mai che racconta. Io lo so, voi profittate di quest’etere ch’è muto, del gran cielo che è tranquillo per costringerci a sentire già, ma intanto il vostro squillo fa un po’ tutti maledire, perché in fondo ci seccate, noi vogliamo ancor dormire. Voi sonate, voi sonate. Ecco irrompono giulive le zelanti campanelle delle dette “Monacelle”. Ma poi seguono sguaiati i quattro Coronati. E per questo ancora è niente perché adesso son clemente che s’accorto si ridesta e in un attimo s’appresta e incominciano le gesta. San Giovanni giù s’attesta, Sant’Antonio gli s’innesta, Santa Croce fa la mesta, San Marcello non s’arresta, San Gregorio gli tien testa, qual va lenta qual va lesta, tutte queste a fa la festa alle cinque di mattina. Ah! Madama Campanina. Campane, campanine, campanelle, impavide sorelle delle stelle e dell’aurora, vi par questa l’ora di mettervi a suonare, non sapete quanto amare sono l’ore del risveglio, quanto è meglio questo tepido sognare. Forse al giorno niun v’ascolta ma che importa? Pazientate, vostra è un’ora e mai v’è tolta dalle genti affaticate, che il tramonto vi appartiene. Quando suona la campana per tramonto suona bene, e la voce par lontana come avesse in sé un richiamo d’una cosa quasi umana ma che noi non conosciamo. Ah! Ma questo non vuol dire al mattino quando è oscuro, voi non fatevi sentire e lasciatemi dormire. |